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Melusina

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sirena bicaudata (1)

“Chi sei? Tu non sei Melusina.”
“Io sono anche Melusina.”
La luna in cielo sembrava immensa, le onde del mare si erano increspate divenendo tutt’uno con le pieghe della veste nera della fata, ogni cosa era avvolta dal vento e dall’energia che sembrava sprigionarsi da Melusina.
Gala aveva paura, una paura profonda e antica, che derivava dalla consapevolezza di essere una minuscola pagliuzza persa nell’universo, mentre colei che le stava di fronte era più grande dell’universo stesso.
“Ti fidi di me?” disse con una voce che non era più quella di Melusina e non era neppure una voce.
“Sì,” rispose Gala cadendo in ginocchio.
“Quando sarai vuota potrai contenermi! Fino ad ora hai conosciuto solo la tua magia… che è piccola, come tu sei. Ora imparerai la mia, che è più grande di tutto ciò che esiste! Lascia che la mia magia ti attraversi. Io sono la coppa e il vaso, tu sei la coppa e il vaso…”

“La viaggiatrice di O. Nel labirinto” Edizioni Watson, giugno 2016

Melusina è la fata, la sirena: metà donna, metà serpente, pesce, drago.
Melusina è ossessione ricorrente dell’uomo medievale, che la scolpisce sulle chiese, la dipinge nei codici miniati, la racconta nell’epica cavalleresca. La desidera e la teme. La canta nei poemi d’amore e la brucia sul rogo della sua paura. Ne subisce il fascino, ipnotizzato dalla sua immagine di sirena bicaudata, che sembra esibire il proprio sesso senza vergogna, mostrandone la forza e il potere.
Melusina, simbolo del femminile, divorante e creativo, da cui tutto nasce e in cui tutto muore, in un abbraccio eterno.
Melusina è l’inconscio, da rispettare e trattare con cautela, ricco di doni e di pericoli fatali. Nella leggenda che parla del suo amore per un cavaliere si narra che lei lo sposò chiedendogli però di non guardarla mai in certi momenti, quelli in cui sapeva che avrebbe assunto il suo aspetto mostruoso e al contempo soprannaturale. Naturalmente lui non rispetta la promessa e lei lo abbandona, insieme alla gloria e alla fortuna.
Melusina che regna in mezzo ai suoi simboli: la Notte, la Terra, la Luna, il Mare (che in francese è chiamato più propriamente al femminile: la Mer, termine che ha un’inevitabile assonanza con Mère, la Madre).
Melusina è un archetipo del femminile, il nome di uno dei suoi mille volti di madre, figlia, vergine, signora, strega, femmina e donna; il suo potere è il potere della coppa, dove tutto viene accolto e si trasforma, gli opposti si fondono e generano vita e morte, indifferenti all’apparenza, ricordando l’antico segreto per cui Tutto è sempre e soltanto Uno.

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Il labirinto

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“Per entrare nel labirinto devi lasciare che il labirinto entri nella tua mente! Non è difficile, si trova già lì…”

 

(Kundo, La Viaggiatrice di O – 2 – Nel labirinto)

labirinto ch

Dov’è il vero labirinto?

Sotto i nostri piedi, nel marmo e nella pietra, nella penombra delle antiche mura di Notre Dame di Chartres oppure nella nostra mente?

Dov’è il labirinto, dentro o fuori?

Da migliaia di anni il labirinto si rincorre attraverso l’immaginario di ogni civiltà e religione: è il simbolo di chi cerca la strada della conoscenza, accettando il rischio di perdersi e anche quello di incontrare il Minotauro, il mostro che si nasconde dentro ognuno di noi.

I pellegrini che giungevano alla grande cattedrale lo percorrevano in ginocchio, meandro dopo meandro, pregando, perché al centro del labirinto era (ed è ancora…) custodito un fiore d’oro, fatto di verità e consapevolezza.

Se per sconfiggere il Minotauro ci vuole il coraggio di Teseo, per uscire dal labirinto ci vuole il gomitolo di Arianna, ma attenzione perché Arianna è anche Aracne, il ragno e la tessitrice. I loro nomi si richiamano per assonanza e il labirinto è allo stesso tempo una ragnatela, che può intrappolare per sempre chiunque non possieda un filo da seguire, tessuto di fede e amore.