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Il mito di Aci (Axis) e Galatea

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Axis è il dio del Torrente, il Signore di Tir nan Og, la Terra sotto l’Onda, il regno vago delle fate. Axis è ambiguo e attraente, malinconico e immortale.

Un legame antichissimo lega Axis e Galatea, un legame che nemmeno lei può immaginare e che forse Aron non potrà mai spezzare.
Il mito racconta che Galatea era una delle cinquanta ninfe del mare e che era innamorata di un bellissimo giovane di nome Aci (o Axis?). Il ciclope Polifemo, consumato dalla gelosia, uccise il ragazzo, ma la ninfa, disperata, per salvarlo trasformò il sangue del suo innamorato in un torrente e lui stesso divenne una divinità fluviale…
Come poteva la nostra Gala non prendersi una cotta per lui?
Io personalmente l’ho sognato più volte, e in alcuni dei miei sogni somigliava a questo bellissimo disegno…

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L’illustrazione è di Kagalin

 

IL TORRENTE

Il bosco era completamente spoglio: un intrico di rami secchi, coperti di ghiaccio.
Per terra, lungo il sentiero che saliva verso la cima, c’erano chiazze di neve indurita sulla quale spiccavano qui e là le impronte di qualche animale.
Il sole era pallido, ma i suoi raggi facevano brillare le infinite gocce della cascata come cristalli in mezzo alle pietre e ai blocchi di ghiaccio modellati dall’acqua.
Una minuscola fata stava volando lungo il torrente, era affaticata e riusciva a stento a tenersi sollevata a pelo dell’acqua. Quando raggiunse la cascata pensò per un attimo che sarebbe stata risucchiata dalla sua potenza: il fragore che la circondava la stordiva e la inebriava al contempo. Era tornata a casa, forse sarebbe morta, ma sarebbe morta tra le braccia del suo sovrano.
Cadde, travolta dal flusso gelido dell’acqua e il suo piccolo corpo etereo perse la capacità di sentire, anestetizzato dal freddo, la sua mente si spense con l’immagine di un turbine azzurro che la circondava, che l’abbracciava, entrava dentro di lei, le riempiva occhi, bocca, polmoni, poi più nulla.
“Axis, mio signore… perdonami.”
La piccola fata non esisteva più e la sua voce non era altro che una lieve vibrazione elettrica nel creato, un pensiero disperso nel vento. No, non era disperso, qualcuno lo teneva delicatamente tra le mani e lo ascoltava sussurrare nella sua mente.
“Perché chiedi il mio perdono?”
Era un ragazzo, bellissimo e quasi nudo. Sedeva su una roccia, le gambe immerse fino alle ginocchia nella schiuma fredda del torrente, la pelle candida e sottile, trasparente quasi quanto il velo della cascata che scorreva alle sue spalle.
“Non sono morta?”
Il ragazzo sorrise, i suoi capelli erano lisci e sottili, biondi nella luce diafana del sole e i suoi occhi erano parte del ruscello stesso.
“Sei a casa.”
“Non ti vedo, Signore.”
“Le gocce d’acqua non possiedono occhi.”
“Ho trovato la strega! Galatea sta giungendo da te.”
“Finalmente, Galatea… è un nome che mi ricorda tempi più antichi, più puri…”
“Il mago nero ha chiesto di nuovo di te, vuole il tuo aiuto per catturarla.”
“Lo so, ma non vedo perché io dovrei aver bisogno del suo aiuto.”
“Mi ha detto di risponderti, che lui ti farà risorgere…”
“Io non sono mai morto.”
“Lui dice che è come se lo fossi.”
“Non ha paura di me?”
“È troppo avido per avere paura.”
“E tu, tu hai paura?”
“No mio signore, io sono nata per perdermi dentro di te.”
Il ragazzo aprì le mani e qualcosa di lucente scivolò via, una piccola goccia d’acqua, che cadde in mezzo al flusso del ruscello: l’anima di una fata.

da La viaggiatrice di O – 2 – Nel labirinto, Edizioni Watson

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