Il treno dei desideri

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Treno_Ferrovia_sui_monti

                     

Un tempo c’era un treno. Piccolo, spesso affollato, freddo d’inverno e caldo d’estate. Eppure era bellissimo. Mi prendeva dal mare, con dolcezza, per non farmi sentire troppo lo strappo. Mi cullava tra le montagne, in mezzo a colori che cambiavano di settimana in settimana, e poi mi salutava a Torino, in mezzo alla città, quasi sull’uscio di casa.

Su quel treno ho sognato tanto, a occhi chiusi e a occhi aperti. Ho pianto, ho mangiato, ho riso, ho suonato la chitarra, ho conosciuto alcuni tra i miei più cari amici, ho diviso merende e sorrisi, ho baciato il mio ragazzo e ho chiacchierato con le amiche e con mille sconosciuti. Ho diviso michette e sardenaire, ho bevuto estathé e letto libri. Ho preparato esami e scritto poesie. Ho aggrovigliato le mie gambe scomode su quelle di chi mi stava davanti, ho arrotolato giacche per dormirci sopra. Ho viaggiato con il mio cane accucciato sotto il sedile, ho viaggiato con la mia bimba in piedi sulle mie ginocchia per vedere la neve e gli alberi. Sono stata seduta per terra, in braccio, attaccata alla porta del bagno, accasciata nel corridoio e una volta, per scherzo, mi stavano persino infilando in alto, al posto delle valigie.

Quel treno è stata la mia giovinezza.

Tre giorni fa quel treno è stato eliminato, con un bel chissenefrega di ciò di cui ha bisogno la gente, con un bel chissenefrega che si trattasse di un pezzetto di storia (non solo della mia) e che fosse un viaggio talmente bello da valere il biglietto per guardar fuori dal finestrino.

Silenziosa come un verme l’idiozia si è infilata nel cervello di qualche burocrate, che probabilmente viaggia in Suv o su un’auto blu, che non ha certo tempo di guardare il panorama e di ammirare la bellezza e che ha dimenticato che chi lo ha votato gli domandava di difendere quegli stessi posti e quella bellezza che viene offesa.

Ecco, i nostri padri traforavano le montagne creando tunnel elicoidali che erano capolavori d’ingegneria e di pazienza, ora sono i vermi che traforano quegli stessi tunnel nel cervello di chi ci governa, cantando le loro canzoni che rimbombano nel vuoto.

La stupidità è il peggiore tra i peccati degli uomini, crea dolore e neppure se ne accorge, produce rovina e crede di risanare il mondo. E allora… che il mormorio della gente vi sommerga e vi schiaffeggi ogni giorno, come voi ogni giorno avete schiaffeggiato la gente, e che un inferno privo di bellezza vi attenda, fatto di binari vuoti da percorrere senza sosta a piedi, ricordando ciò che  un tempo era l’Italia e ciò che non sarà più.

E.

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